Futuro del cristianesimo cristianesimo del futuro. Figure utopiche nel pensiero di Italo Mancini
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Abstract
In occasione dei cento anni dalla nascita di Italo Mancini, filosofo e teologo di Urbino, l’articolo propone una riflessione a partire dal tema dell’utopia, una questione a lui molto familiare grazie alla frequentazione della filosofia di E. Bloch. La domanda da cui partiamo per le possibili implicazioni teoretiche è la seguente: qual è l’impatto della tensione utopica, della categoria del non-ancora e del possibile sulla riflessione teologica? Quali forme di annuncio per il cristianesimo del futuro? Interrogativi che consentono di delineare una sorta di glossario in cui Mancini ha concretizzato il pensiero utopico in alcune scelte categoriali e linguistiche originali. Lo sguardo sull’utopia modifica la comprensione della trascendenza, della verità, dell’ermeneutica, della teologia stessa, che assume un orientamento “politico”, in cui è centrale la presa in carico della prassi. Anche il cristianesimo cambia i suoi connotati: l’unica forma possibile per il futuro è un cristianesimo paradossale, capace di attingere all’origine pura del messaggio messianico e liberante di Gesù, che ha a cuore le “convergenze etiche” per la città dell’uomo.
On the occasion of the centenary of the birth of Italo Mancini, philosopher and theologian from Urbino, this article offers a reflection starting from the theme of utopia—a topic very familiar to him thanks to his engagement with the philosophy of Ernst Bloch. The question from which we begin, in search of possible theoretical implications, is the following: what is the impact of utopian tension, of the category of the “not-yet” and “the possible”, on theological reflection? What forms of proclamation are possible for the Christianity of the future? These questions allow us to outline a sort of glossary in which Mancini embodied utopian thought with the help of some original categorical and linguistic choices. Looking at utopia changes the understanding of transcendence, truth, hermeneutics, and theology itself, which takes on a “political” orientation—where the assumption of praxis becomes central. Christianity, too, takes on new characteristics: the only viable form for the future is a paradoxical Christianity, capable of drawing from the pure origin of Jesus’ messianic and liberating message, one that is deeply concerned with “ethical convergences” for the city of man.
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